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Angélique Noire
Guerlain

Recensioni

Angélique Noire

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Guerlain lancia Angélique Noire nel 2005 per inaugurare la sua collezione L’Art et la Matière. Daniela Andrier vi mette a confronto l’amarezza verde dell’angelica con la vaniglia della casa, insieme a bacche rosa, pera e legno di cedro. Sylvaine Delacourte voleva dare alla vaniglia un contrario. Victoria, di Bois de Jasmin, vi sente una vaniglia cremosa; Cécile Clouet parla di un gioioso ossimoro.

Victoria vi sente una vaniglia cremosa e setosa, Robin la trova troppo candita, Elena Vosnaki troppo graziosa; Cécile Clouet parla di un gioioso ossimoro.

Cosa dice la critica

Victoria, Bois de Jasmin, agosto 2005

Nell’agosto 2005 Victoria, su Bois de Jasmin, vi legge una ripresa del duo bergamotto e vaniglia dei Guerlain classici: un’apertura speziata, ravvivata dal bergamotto, che scivola verso l’amarezza lattiginosa della mandorla, e una vaniglia cremosa punteggiata da un agrume scuro. Più romantico che neoclassico, giudica, e degno di quattro stelle.

Robin, Now Smell This, dicembre 2005

Nel dicembre 2005 Robin, di Now Smell This, apprezza un’apertura forte e zuccherina, sostenuta da un fondo verde, amaro e speziato, che si ammorbidisce in una crema calda con un accenno di fumo. Per lei è il più interessante dei tre profumi della collezione, ma lo trova troppo vicino alla vaniglia candita per i suoi gusti.

Elena Vosnaki, Perfume Shrine, dicembre 2008

Nel dicembre 2008 Elena Vosnaki, su Perfume Shrine, rileva che il profumo non ha nulla di nero: una madonna preraffaellita, troppo graziosa per colpire gli animi. Descrive un bergamotto acidulo e un’angelica speziata, un cuore lattiginoso e mandorlato, un fondo di vaniglia cremosa, e osserva che dura molto a lungo.

Cécile Clouet, Auparfum, maggio 2015

Nel maggio 2015 Cécile Clouet, per Auparfum, parla di un gioioso ossimoro, tra le creazioni più gioiose del Guerlain moderno. L’angelica apre su una freschezza aspra che pizzica la lingua, una pera leggermente zuccherina la tempera, e la vaniglia balsamica domina senza schiacciare la vivacità dell’apertura: un chiaroscuro, conclude.