Loulou
Secondo profumo di Cacharel, Loulou nasce nel 1987 per mano di Jean Guichard, nove anni dopo Anaïs Anaïs, di cui prende il contrappiede. La vaniglia gli fa da base, circondata da fiori solari e cipriati contrastati da una verdezza amara di ribes nero e tagete. La fragranza divide fin dalla sua uscita. Il flacone blu e rosso, firmato Annegret Beier, prende i suoi colori da un’odalisca di Matisse dai pantaloni scarlatti.

Dove acquistarlo
Loulou esce nel 1987. Fino ad allora Cacharel ha lanciato un solo profumo, Anaïs Anaïs, nove anni prima, e il mercato si è fatto più duro. La casa gli affianca un fratello minore, concepito attorno a due parole che Jean Guichard riceve come brief: tenerezza e seduzione.
Il fratello minore di Anaïs Anaïs
La distanza tra i due è voluta. Anaïs Anaïs raffigurava la ragazza giudiziosa e romantica; Loulou punta alla femme fatale, provocante e imprevedibile. La critica dell’epoca vi vede un profumo di paradossi, a immagine di una femminilità esasperata.
Il marchio trova la sua figura in Louise Brooks, attrice americana degli anni Venti. Le fonti divergono sul film: alcune indicano Lulu, altre Il vaso di Pandora, e nessuna di quelle raccolte scioglie il dubbio tra i due titoli.
Partire dalla vaniglia
Guichard parte dalla vaniglia, e ne ha spiegato il motivo: cercava una sensualità che sapesse di pelle, appoggiandosi all’idea francese secondo cui la pelle di una ragazza ricorda il caramello.
Attorno alla vaniglia si dispongono i fiori solari, gelsomino, ylang-ylang e fiore di tiaré, e le materie prime cipriate, cioè l’eliotropio, la mimosa e l’iris. Un accordo verde di ribes nero, tagete e mandarino li contraddice fin dall’apertura.
La critica colloca Loulou nella discendenza di Poison, uscito poco prima, in versione più dolce: la vaniglia sostituisce il miele e le spezie, ma l’idea del frutto proibito e della femminilità senza freni resta intatta.
Il flacone di Annegret Beier
Il flacone porta una firma: Annegret Beier. Un prisma ottagonale dagli spigoli dritti, che si restringe verso l’alto, in blu opaco e rosso. Pochi flaconi degli anni Ottanta si discostavano tanto dalle forme attese sugli scaffali.
I colori provengono da una tela di Matisse, un’odalisca i cui pantaloni rossi spiccano su uno sfondo blu. Il titolo esatto e l’anno del dipinto mancano in tutte le descrizioni consultate, e quindi non compaiono qui.
Esisteva una versione precedente del flacone, più vicina a una lampada del genio: base ottagonale blu e punta rossa irta. Confonderla con il flacone attuale è frequente, poiché entrambi hanno circolato con questa etichetta.
Che cosa è diventato Loulou
Loulou figura tra i grandi successi commerciali del suo decennio, e continua a dividere. Le opinioni si ripartiscono tra un attaccamento di lunga data e un rifiuto immediato, con poca indifferenza nel mezzo.
La sua discendenza si legge presso altre case. Alcuni appassionati accostano Alien di Mugler a un Loulou alleggerito nello zucchero, e riconoscono in entrambi una materia legnosa e muschiata che, una volta individuata, non si dimentica più.
Circola un’affermazione che nulla sostiene: il successo mondiale avrebbe risparmiato gli Stati Uniti, dove la fragranza sarebbe stata giudicata troppo audace. Nessuna delle sette fonti raccolte la riporta.
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