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Loulou

Secondo profumo di Cacharel, Loulou nasce nel 1987 per mano di Jean Guichard, nove anni dopo Anaïs Anaïs, di cui prende il contrappiede. La vaniglia gli fa da base, circondata da fiori solari e cipriati contrastati da una verdezza amara di ribes nero e tagete. La fragranza divide fin dalla sua uscita. Il flacone blu e rosso, firmato Annegret Beier, prende i suoi colori da un’odalisca di Matisse dai pantaloni scarlatti.

Loulou si legge in sette descrizioni che non si copiano a vicenda. Una casa di composizione ne ha pubblicato il dettaglio, quattro critici le hanno firmate, un’istituzione francese lo ha valutato, un’enciclopedia comunitaria lo ha compilato. Ventuno materie prime superano la soglia dei due testimoni.

Sette fonti, e molte copie

Gli elenchi divergono nettamente. La scheda professionale conta ventidue materie prime, l’enciclopedia comunitaria diciannove, la valutazione istituzionale tredici, e le quattro critiche firmate nominano le proprie nel corso dell’analisi, senza mai stilare una tabella.

Sei pagine commerciali riprendono l’uno o l’altro di questi elenchi senza cambiarne una parola, il che dà l’illusione di un ampio accordo là dove parlano solo due fonti. Contare le pagine trarrebbe in inganno.

L’apertura, il cuore e il fondo

L’apertura riunisce sette materie prime: prugna, ribes nero, violetta, tagete, anice, bergamotto e mandarino. La tagete, fiore dal verde amaro e un po’ velenoso, dà a questa apertura fruttata la stranezza di cui i lettori parlano di più.

Il cuore ne conta otto. Fiore di tiaré, ylang-ylang e gelsomino danno la parte solare, iris, mimosa ed eliotropio la parte cipriata, fiore d’arancio e tuberosa l’ampiezza bianca. Il fiore di tiaré è citato da cinque fonti su sette.

Il fondo ne riunisce sei. Vaniglia, benzoino e incenso apportano il calore balsamico; sandalo, fava tonka e muschio assicurano la durata. Sono loro a sostenere la scia che le recensioni descrivono come difficile da contenere.

La mandorla non è una materia prima

La mandorla ricorre in due descrizioni senza essere una materia prima del profumo. Indica una sfaccettatura dell’eliotropio, fiore il cui odore cipriato tende naturalmente verso la mandorla e la vaniglia. La distinzione merita di essere fissata.

La vaniglia non è un accessorio, è il punto di partenza dichiarato della composizione. Tutto il resto si è costruito attorno a lei, il che spiega perché domini il fondo senza mai sembrare aggiunta a posteriori.

La tuberosa pone un caso curioso. L’enciclopedia comunitaria non la riporta, eppure i suoi stessi lettori la segnalano in quasi ogni commento. La scheda professionale e la valutazione istituzionale, invece, la riportano.

Ciò che è stato escluso

Sei materie prime hanno un solo testimone e vengono escluse: macis, rosa, mughetto, legno di cedro, vetiver e giglio. Tutte esistono comunque nel repertorio, e la loro assenza qui dipende dalla prova, non dal vocabolario.

La cannella resta al margine. L’enciclopedia la riporta sotto due nomi, e alcuni lettori la percepiscono nettamente in apertura, ma nessuna seconda fonte di altra natura la conferma. Attende un testimone.

Sull’iris permane un disaccordo di livello. La scheda professionale lo colloca in posizione centrale, l’enciclopedia lo sdoppia tra apertura e cuore, una critica lo rimanda al fondo. Il cuore prevale su tre fonti.