
Lanciata in tutto il mondo nel 2012, La Petite Robe Noire non è nata quell’anno. Delphine Jelk l’aveva composta nel 2009 per le sole boutique Guerlain, quando ancora non lavorava per la casa. Thierry Wasser ne ha rimaneggiato la formula prima della diffusione su larga scala. Attorno a un accordo di ciliegia nera, mandorla e liquirizia posato su una rosa, l’Eau de Parfum ha portato il gourmand da Guerlain e ha diviso la critica fin dall’uscita.
La Petite Robe Noire ha fatto qualcosa di raro: volumi considerevoli e un’accoglienza fredda tra gli appassionati. Elogi e critiche riguardano spesso la stessa cosa, un carattere gourmand che Guerlain non aveva mai rivendicato fino a questo punto.
Cosa dice la critica
Il grande pubblico da una parte, gli appassionati dall’altra
I volumi sono stati considerevoli dal 2012, e Guerlain non lo nasconde. Gli appassionati attenti alla casa le hanno tuttavia riservato un’accoglienza molto più fredda, e le due constatazioni coesistono da allora.
Lo scarto dipende dalle aspettative riposte in questa casa. Chi cerca un gourmand fruttato efficace lo trova. Chi cerca un Guerlain nel senso di Shalimar o di L’Heure Bleue non lo trova.
Le critiche e da dove provengono
Nel 2012 Auparfum descrive uno slittamento verso un’estetica fruttata e patchouli molto diffusa all’epoca, e ritiene che la versione di grande diffusione abbia perso un po’ del fascino singolare dell’esclusiva di boutique.
Nella discussione aperta sotto l’articolo, diversi lettori vanno oltre. Vi trovano uno zucchero invadente, un’evoluzione breve e la sensazione di un profumo ben fatto ma lontano da ciò che amano di Guerlain.
Una critica ricorre più spesso delle altre: il nome. Già nel 2009 la rivista notava che suonava più come un titolo di Chanel che di Guerlain, e l’obiezione non è mai scomparsa.
Ciò che le viene riconosciuto
La ciliegia mette tutti d’accordo, anche chi non ama il profumo. Auparfum la giudica abbastanza succosa e polposa da evitare la catastrofe che l’annuncio di un fruttato gourmand da Guerlain lasciava temere.
La campagna, dal canto suo, è elogiata senza riserve, anche da chi demolisce la fragranza. La silhouette disegnata, la musica di Nancy Sinatra e la rinuncia a un volto della campagna sono stati riconosciuti come straordinariamente ben eseguiti.
Resta un merito che nessuno discute: il profumo ha aperto a Guerlain un terreno fino ad allora estraneo al suo repertorio, e lo ha fatto con una formula composta fuori dalle sue mura da una sconosciuta.
A chi si addice e ciò che non si sa
Si rivolge a chi desidera un dolce fruttato schietto e tenace, non a chi cerca la sobrietà. Ciliegia e mandorla la rendono riconoscibile in un secondo, il che diventa un pregio o un difetto a seconda dell’uso.
Due cose sfuggono a ogni verifica. Non circola alcun dato di vendita affidabile, nonostante le classifiche che si vedono qua e là. E nessuna riformulazione successiva al 2012 è databile con certezza.
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