
Lanciata in tutto il mondo nel 2012, La Petite Robe Noire non è nata quell’anno. Delphine Jelk l’aveva composta nel 2009 per le sole boutique Guerlain, quando ancora non lavorava per la casa. Thierry Wasser ne ha rimaneggiato la formula prima della diffusione su larga scala. Attorno a un accordo di ciliegia nera, mandorla e liquirizia posato su una rosa, l’Eau de Parfum ha portato il gourmand da Guerlain e ha diviso la critica fin dall’uscita.
L’accordo che regge tutto: ciliegia, mandorla, liquirizia
Il profumo si riconosce da una ciliegia. Guerlain la cita prima di tutte le altre materie prime e la descrive come una ciliegia nera, associata alla mandorla e ai frutti rossi. È lei a dare l’accento alla scia.
Auparfum, che ha sentito la versione di boutique già nel febbraio 2009, parla di una ciliegia duroni, figurativa e sciropposa. La rivista riconosce che evita il peggio grazie al suo carattere succoso e polposo, quasi da acquolina in bocca.
Accanto a lei, mandorla e liquirizia completano l’apertura. Questa combinazione di limone, liquirizia e mandorla è ciò che Auparfum ricorda della prima versione, ed è sopravvissuta al rimaneggiamento senza disfarsi.
L’origine di questo accordo è raccontata dalla profumiera stessa: un macaron lampone-amarena, associato a una rosa, con sfaccettature di tè affumicato e liquirizia per dargli un taglio meno composto.
La rosa e il frutto che la attira
Guerlain fa della rosa il punto fermo della scia e la indica come la materia prima da cui si riconosce il profumo. La casa descrive una rosa profonda e sfaccettata, ottenuta associando un’essenza a un’assoluta di rosa damascena naturalmente mielata.
Il lampone la accompagna, ereditato dal macaron d’origine. Attira il fiore verso il frutto rosso più che verso il bouquet, il che allontana questa rosa dalle rose classiche della casa senza toglierle densità.
La liquirizia attraversa il cuore e impedisce allo zucchero di trasformarsi in confetteria. È una delle rare materie prime presenti sia nel 2009 sia nel 2012, e dà al frutto un fondo leggermente amaro.
Il fondo: patchouli e tè nero
Il patchouli regge il fondo. È abbastanza presente perché Auparfum collochi la versione del 2012 in un’estetica fruttata e patchouli, formula che descrive un’intera famiglia di profumi degli anni Duemila.
Il tè nero, affumicato, chiude la composizione. Viene direttamente dall’idea di partenza di Delphine Jelk, che voleva un taglio scuro sotto il macaron, e resta la materia prima meno zuccherina del profumo.
Queste due materie prime spiegano perché il profumo non scivola nel dessert nonostante ciliegia e mandorla. Arrivano tardi nello sviluppo e danno alla scia un colore più sordo dell’apertura.
Che cosa ha spostato il rimaneggiamento del 2012
Le due versioni non si aprono sulla stessa materia prima. Oggi Guerlain indica il bergamotto in testa. La critica del 2009 e gli appunti della profumiera parlavano di limone. Le due letture non coincidono.
Questa divergenza va oltre la scelta delle parole. Segna il passaggio da un’esclusiva di boutique a un’Eau de Parfum di grande diffusione, la cui formula è stata rielaborata prima di essere venduta ovunque.
Nel 2012 Auparfum giudica che la nuova versione somigli molto alla prima e che abbia perso un po’ del suo fascino singolare. Il marchio, dal canto suo, presenta questo lavoro come un ritorno allo stile della casa.
Un punto va escluso fin da subito: il modèle n°2 del 2011, costruito su iris e fiore d’arancio, non ha lasciato traccia nella formula venduta oggi, che discende da quella del 2009.
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