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Hypnotic Poison

Hypnotic Poison prosegue nel 1998 la linea di Poison, nato tredici anni prima, spostando il velenoso verso il gourmand. Annick Menardo lo ha costruito sulla mandorla amara, la cui amarezza pungente tiene testa alla vaniglia e al sandalo del fondo. L’apertura è fruttata, noce di cocco, prugna e albicocca, prima di un cuore di gelsomino sambac, tuberosa e rosa ravvivato dal carvi. Il flacone riprende la mela rossa della casa, frutto proibito divenuto firma.

Dior descrive Hypnotic Poison in quattro sfaccettature contrastanti: la mandorla amara e il carvi, il gelsomino sambac, il legno di jacaranda, la vaniglia e il muschio. Il dettaglio delle note ne conta di più.

Un’apertura fruttata

All’uso, l’apertura è decisamente fruttata: la noce di cocco e la prugna stendono una dolcezza lattiginosa, l’albicocca le accompagna, prima che la mandorla prenda il sopravvento.

Il cuore, il fondo

Il cuore floreale di gelsomino sambac, tuberosa e rosa addormenta la vigilanza, mentre il mughetto e il legno di rosa ampliano il bouquet. Il fondo di vaniglia, sandalo e muschio richiude la trappola.

Ciò che percepiscono i critici

Victoria Frolova, di Bois de Jasmin, descrive spezie avvolte in una crema di gelsomino attraversata da una nota metallica. Il muschio vi è quasi austero, ed è il suo contrasto con l’amarezza della mandorla a impedire al gourmand di straripare.

Elena Vosnaki, di Perfume Shrine, percepisce l’opposto: una mandorla amara troppo forte, dal lato sbagliato del medicinale, e un effetto soffocante che finisce per attribuire all’accostamento della vaniglia con la noce di cocco.