
Dolce Vita esce nel 1995, composto da Pierre Bourdon per Dior sotto la direzione di Maurice Roger. Legnoso fruttato costruito sul legno di cedro, la pesca cotta, la cannella e la vaniglia, deve il nome al film di Fellini. Francis Kurkdjian lo ripristina il 1° ottobre 2026, insieme agli altri dodici Dioriginals.
Tre critici considerano Dolce Vita un legnoso fruttato sottovalutato: un dessert astratto per Frolova, un profumo voluttuoso per Vosnaki, una fragranza da rivalutare per Persolaise.
Cosa dice la critica
Victoria Frolova, Bois de Jasmin, settembre 2005
Definisce Dolce Vita un dessert astratto: un profumo che fa venire l’acquolina in bocca senza mai sapere di confetteria, costruito su un legno di cedro ricoperto di pesche cotte e spolverato di cannella e vaniglia.
Coglie in questo legno di cedro un legame con Féminité du Bois, e subito ne segna la distanza: dove il predecessore rimugina, questo frizza.
Elena Vosnaki, Perfume Shrine, febbraio 2024
Giudica il profumo all’altezza del suo nome, voluttuoso e sensuale quanto appare Anita Ekberg in Fellini, e attribuisce buona parte di questo successo alla peluria di pesca.
Ne descrive l’effetto come un contatto più che come un odore: la carezza di una buccia di frutto, tutta contorni.
Persolaise, 17 ottobre 2023
Ha scelto Dolce Vita per il quattrocentesimo episodio della sua serie di recensioni filmate, definendolo un profumo trascurato. Il suo verdetto è un invito a tornarci: quasi trent’anni dopo, nella versione attuale, vi trova una luminosità e una gioia di vivere che secondo lui mancano alla maggior parte delle uscite di ampia diffusione.
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