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Aramis

Aramis Classic Eau de Toilette

Lanciato nel 1966, Aramis è il chypre cuoiato che ha portato il profumo maschile di prestigio nei grandi magazzini. Bernard Chant vi riprende l’ossatura del suo Cabochard e la indurisce: aldeidi taglienti, artemisia amara, poi un cuoio massiccio poggiato sul muschio di quercia e sul patchouli. Un classico frontale, che non ha mai imparato a scusarsi.

Marca
Aramis
Anno di lancio
1966
Profumiere
Genere
Uomo
Famiglia olfattiva
Legnosa
Famiglia secondaria
Chypre
Concentrazione
Eau de Toilette
EAN
0022548006719 (110 ml)
Aramis Classic Eau de Toilette

Dove acquistarlo

Nel 1966 la casa Aramis – fondata tre anni prima da Estée Lauder all’interno del suo gruppo – mette in vendita una fragranza che porta al tempo stesso il nome del marchio e quello di un moschettiere di Dumas. L’idea è nuova. Fino ad allora il profumo maschile si vendeva dal barbiere o al banco di una farmacia, raramente nel reparto bellezza di un grande magazzino. Aramis vi entra dalla porta principale, vi si stabilisce e diventa il riferimento con cui tutta la profumeria maschile americana si confronterà per due decenni.

Bernard Chant non parte da zero. Sette anni prima ha firmato Cabochard per Grès, un chypre cuoiato che l’epoca colloca al femminile e che oggi verrebbe percepito come tutt’altro. Aramis ne riprende la struttura e la sposta: gli aromi salgono, i fiori arretrano, il dragoncello cede all’artemisia. Il cuore di cuoio poggia sempre sulla stessa materia prima, il patchouli resta il perno, e c’è perfino quella strana nota di noce di cocco che attraversa le due formule senza mai lasciarsi identificare per ciò che è. Chant lavorava così, per derivazioni successive: una composizione ne richiamava un’altra, a cui toglieva o aggiungeva un elemento.

L’apertura non risparmia nessuno. Le aldeidi schioccano, cerose e quasi metalliche, subito raddoppiate da un’artemisia amara e da un timo che sa di erba secca. Il bergamotto c’è, ma non addolcisce nulla: dà taglio. Dietro, la mirra posa una resina scura, il trifoglio una verdezza stropicciata e la gardenia un candore cremoso che impedisce all’insieme di virare a semplice acqua aromatica. Si è all’aperto, a fine inverno, e fa freddo.

Il cuore è più breve del previsto, perché lavora soprattutto a fare da raccordo. La salvia e il cardamomo prolungano l’amarezza della testa; il gelsomino porta l’unico momento apertamente floreale della composizione, ed è indocile, quasi sporco. La radice di iris, invece, non dà effetto cipriato: installa una freddezza terrosa, un po’ grigia, sulla quale il patchouli comincia già a salire. A questo punto il profumo ha smesso di essere un accordo di erbe e non è ancora un cuoio.

Poi il cuoio prende tutto. È franco, affumicato, conciato, senza il miele né il tabacco che altrove lo addolciscono, e il muschio di quercia lo colloca in un chypre a pieno titolo. Il vetiver e il sandalo danno l’ossatura legnosa, l’ambra un calore che non zucchera, il muschio una scia animale che molti appassionati considerano il vero soggetto del profumo. La noce di cocco, infine, non si annuncia mai come tale: arrotonda il cuoio dal basso, gli toglie l’aspetto verniciato, ed è probabilmente per questo che Aramis resta riconoscibile tra mille.

Aramis non è un profumo discreto e non ha mai preteso di esserlo. Richiede una mano leggera, due spruzzi al massimo, e rende meglio su un capo invernale che sulla pelle nuda d’estate. Le riformulazioni successive hanno alleggerito l’insieme, al punto che chi ha conosciuto le versioni antiche trova la versione attuale molto più leggera della densa Eau de Toilette di un tempo. Resta il fatto che poche composizioni maschili hanno retto sessant’anni senza snaturarsi, e che questa si ascolta ancora come un documento.

Piramide olfattiva

  1. Note di testaI primi minuti
  2. Note di cuoreIl cuore del profumo
  3. Note di fondoCiò che resta

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