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Amor Amor
Cacharel

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Amor Amor

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Amor Amor esce nel 2003, composto per Cacharel da Dominique Ropion e Laurent Bruyère, entrambi allora presso IFF. Un floreale fruttato che l’apertura di agrumi e ribes nero rende subito succoso, prima di una rosa discreta e di un fondo vanigliato in cui affiorano l’ambra e il sandalo. Il flacone rosso con lo stelo di metallo ne ha fatto un regalo di San Valentino duraturo, e la critica, inizialmente restia, gli ha riconosciuto una vera solidità di costruzione.

Respinto dapprima per la sua campagna, Amor Amor ha conquistato la critica con la sua costruzione. Bois de Jasmin ne fa un vertice del floreale fruttato; chi lo indossa discute la sua persistenza e sospetta una riformulazione che la casa non documenta.

Cosa dice la critica

Amor Amor divide poco su ciò che è, molto su ciò che vale. Vent’anni dopo l’uscita, la critica specializzata e chi lo indossa concordano sulla sua costruzione e divergono sul posto da attribuirgli.

Un’accoglienza critica dapprima ostile

Il primo giudizio apparso su Auparfum, nel 2006, è di rifiuto. La campagna pubblicitaria e il posizionamento adolescenziale vi sono definiti kitsch, e il profumo è liquidato subito come un articolo da supermercato.

La seconda lettura cambia tono, nel corso di diverse prove. Amor Amor vi guadagna qualità di costruzione, commerciali quanto creative, e un equilibrio che nulla nella sua presentazione pubblicitaria lasciava sperare.

Questo percorso è istruttivo. Amor Amor ha sofferto della propria immagine prima di essere annusato, e la distanza tra il discorso pubblicitario e la fragranza ha a lungo confuso la sua valutazione da parte degli appassionati.

Ciò che la critica gli riconosce

Bois de Jasmin va oltre e lo designa come il miglior floreale fruttato del genere, assumendosi l’eccesso di una tale formulazione. L’argomento riguarda la tenuta dell’insieme piuttosto che l’originalità di una materia prima.

La stessa fonte rileva che il profumo travalica la sua famiglia. Vaniglia, sandalo e ambra lo spingono verso l’orientale, il che spiega le classificazioni contraddittorie che si trovano da un sito all’altro.

L’immagine ricorrente è quella di un profumo semplice e insieme curato, capace di piacere subito senza essere approssimativo. Questo doppio carattere gli è valso vent’anni di presenza sugli scaffali.

Ciò che riferisce chi lo indossa

Sulla persistenza, i riscontri convergono intorno alle quattro-cinque ore per l’Eau de Toilette, con una scia giudicata moderata. Diversi utilizzatori lamentano una rapida evaporazione delle note di testa.

Quanto all’uso, il profumo resta associato a un primo flacone ricevuto in regalo, nell’adolescenza o per i vent’anni. Questa carica affettiva ricorre costantemente e pesa sui giudizi, in un senso come nell’altro.

Ricorre anche una riserva sulla dolcezza, giudicata invadente da chi lo porta di giorno e lo applica generosamente. Diversi riscontri suggeriscono che il dosaggio conti qui più che in altre formule.

Ciò che resta non accertato

Il dubbio sulla formula attuale attraversa i forum specializzati come i commenti pubblicati su Auparfum. Chi ricompra il flacone dopo anni descrive una fragranza ammorbidita, senza che una fonte ufficiale venga a sostenere o contraddire questa constatazione.

Due spiegazioni coesistono senza che si possa scegliere tra loro: l’evoluzione delle formule sotto vincoli normativi e il mutare del gusto e dell’olfatto con l’età. Entrambe sono plausibili, nessuna è dimostrata qui.