
Timbuktu esce nel 2004, seconda tappa della collezione di viaggio di L’Artisan Parfumeur. Bertrand Duchaufour l’ha composto al ritorno da un soggiorno in Mali, ispirandosi al wusulan, rituale profumato che le donne maliane si tramandano di madre in figlia. Mango verde e pepe rosa aprono su un fiore di karo karoundé raro in profumeria, che incenso, papiro e vetiver avvolgono di fumo.
Victoria Frolova coglie la diffusione di un legno secco in cui il cognac avrebbe la vivacità dello champagne; Michelyn Camen vi vede, undici anni dopo, un vertice di Bertrand Duchaufour presso L’Artisan.
Cosa dice la critica
Bois de Jasmin – Victoria Frolova, marzo 2011
Favorevole. Ciò che coglie anzitutto è la diffusione: una composizione secca di legni, vetiver e incenso, dotata di una rara capacità di espandersi. Dal pepe e dagli agrumi dell’apertura alla terrosità del patchouli e del muschio, le materie prime scure le sembrano intervallate da strati freschi ed effervescenti.
Vi percepisce il calore ricco del cognac unito alla vivacità frizzante dello champagne, e colloca Timbuktu tra i legni secchi. Vetiver, sandalo e patchouli formano ai suoi occhi un bel trittico classico.
CaFleureBon – Michelyn Camen, dicembre 2015
Favorevole. Considera Timbuktu una delle più belle fragranze che Bertrand Duchaufour abbia creato per la casa, undici anni dopo la sua uscita, e la migliore porta d’ingresso all’opera del profumiere.
Vi vede uno studio di apparente semplicità e ricorda la risposta che il profumiere le aveva dato nel 2010, quando gli aveva chiesto che cosa renda grande un profumo: il tempo ne è il miglior giudice.
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