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Christian Dior

Sauvage Parfum

Sauvage Parfum è la versione concentrata di Sauvage che François Demachy compone per Dior nel 2019, tra freschezza estrema e toni ambrati caldi. Oggi la casa la riassume in mandarino e bergamotto, sandalo dello Sri Lanka e legno di cedro, vaniglia e fava tonka, sotto l’immagine di una notte bluastra in cui crepita un fuoco di legna.

Anno di lancio
2019
Genere
Uomo
Famiglia olfattiva
Orientale
Famiglia secondaria
Legnosa
Concentrazione
Parfum
EAN
3348901608060 (30 ml) · 3348901801874 (30 ml) · 3348901486392 (60 ml) · 3348901486385 (100 ml) · 3348901520065 (200 ml) · 3348901608084 (ricarica 300 ml)

Pubblicato

Sauvage Parfum

Dove acquistarlo

Dior lancia Sauvage Parfum nel 2019, quattro anni dopo l’Eau de Toilette e un anno dopo l’Eau de Parfum. La casa lo presenta come un’interpretazione altamente concentrata di Sauvage, in cui la freschezza estrema si colora di tinte calde e ambrate.

François Demachy, che all’epoca dirige la creazione dei profumi di Dior, ne formula l’intento: far incontrare una freschezza intensa e la dolcezza di un orientale, conservando l’anima del primo Sauvage. La casa colloca il suo immaginario in grandi spazi sotto una notte bluastra, nell’ora in cui crepita un fuoco di legna.

Per il primo Sauvage, il profumiere ha raccontato a ELLE di aver portato avanti in parallelo tre piste: una legnosa, una legnosa speziata e quella poi scelta, aromatica legnosa ambrata, designata internamente con il nome in codice Wild Wild West.

Piramide olfattiva

  1. Note di testaI primi minuti
  2. Note di cuoreIl cuore del profumo
  3. Note di fondoCiò che resta

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La pubblicità

We are the Land, di Mondino

Nell’agosto 2019 Jean-Baptiste Mondino filma Johnny Depp nel deserto dello Utah; accusata di appropriazione, la campagna viene ritirata in poche ore.

Nell’agosto 2019 Dior accompagna il lancio di Sauvage Le Parfum con una campagna intitolata We are the Land, realizzata da Jean-Baptiste Mondino e interpretata da Johnny Depp, volto della linea dal 2015. Il film è girato nel deserto dello Utah: grandi spazi, fuoco da campo, chitarra e un’iconografia nativa americana dichiarata – un danzatore in abito cerimoniale, una donna vestita di una pelle. La casa la presenta allora come un viaggio nel cuore dell’anima nativa americana, su un territorio che descrive come sacro e fondativo.

Il teaser, pubblicato online il 30 agosto, suscita una reazione immediata. Voci native americane e attivisti, tra cui l’attore Dallas Goldtooth e l’attivista April Reign, rimproverano a Dior di associare una danza cerimoniale a un profumo che porta la parola sauvage – termine la cui carica coloniale viene riattivata da queste immagini. Nello stesso momento viene contestata la legittimità del testimonial: il suo ruolo di Tonto in un western del 2013 e le sue rivendicate ascendenze native americane, non riconosciute dalla nazione interessata, alimentano l’accusa di appropriazione culturale.

Dior ritira il teaser dai propri social network in poche ore. La casa sostiene di aver lavorato in precedenza con l’associazione Americans for Indian Opportunity, consultata sul luogo delle riprese, i costumi, il casting e la scenografia, con l’intento dichiarato di allontanarsi dai cliché. L’argomento non chiude la controversia. La campagna resta un caso di scuola sui limiti dell’immaginario del grande West nella pubblicità di profumi; il nome del profumo, invece, non è cambiato.