
London pour Homme esce nel settembre 2006, qualche mese dopo la versione femminile, su licenza Inter Parfums. Antoine Maisondieu lo compone da Givaudan attorno a un accordo di cuoio che accosta ai club inglesi. Bergamotto e pepe nero aprono, la lavanda e le foglie di cannella scaldano l’apertura, il tabacco, il legno di guaiaco e l’opoponax reggono il fondo. Il marchio lo classifica come legnoso ambrato; gli appassionati, invece, vi sentono dicembre.
Vent’anni dopo, i lettori di London pour Homme si ritrovano d’accordo su una stagione più che su un odore: dicembre, il focolare, il vin brulé. Le recensioni si dividono sull’odore in sé, e su che uso possa avere un flacone invernale tra marzo e ottobre.
Cosa dice la critica
Poche fragranze mantengono una reputazione così stabile. I giudizi scritti all’uscita e quelli pubblicati vent’anni dopo descrivono la stessa scena, con parole simili, cosa che non accade quasi mai per un maschile di grande diffusione.
L’accordo di dicembre, scritto fin dall’uscita
La prima recensione seria risale all’ottobre 2006. Parla di vin brulé bevuto davanti a un fuoco di ceppi, di frutti rossi canditi, di una crostata di prugne, e conclude su un odore fatto per la stagione fredda.
I lettori di oggi non scrivono altro. Il soprannome di profumo di Natale ricorre ovunque, con gli stessi usi: la vigilia del cenone, il pranzo di famiglia, le settimane tra novembre e gennaio.
Un frutto assente da tutti gli elenchi
La descrizione più diffusa tra gli appassionati parla di tabacco alla ciliegia o di tabacco alcolico. La ciliegia non figura in nessun elenco di note, e l’accostamento ricorre troppo spesso per essere una fantasia isolata.
La spiegazione sta nel vino di Porto che il comunicato originale inserisce nel cuore. Poiché gli elenchi più ricopiati lo hanno perso per strada, la maggior parte dei lettori sente il frutto senza mai leggere la parola che lo designa.
Il tabacco in sé mette tutti d’accordo. Nessuno vi trova sigaretta né posacenere: le letture dettagliate parlano di pipa aromatica, di fumoir vittoriano, di una stanza in cui si è fumato a lungo, e considerano London il miglior maschile firmato da Maisondieu per Burberry.
Ciò che divide
Una minoranza di lettori francesi vi sente soprattutto un floreale. Spezie dolci, lavanda e mimosa formano per loro un maschile delicatamente floreale, lettura che non incontra quasi mai quella del tabacco dominante.
La lavanda attira anche le critiche. Dà alla fragranza un lato da barbiere e una gravità che gli acquirenti più giovani trovano fuori moda, mentre gli altri vi vedono esattamente ciò che distingue London dai maschili zuccherati della sua epoca.
La scia passa per breve presso una parte di chi lo porta, che ne vaporizza di più senza che ciò crei problemi a nessuno. La lamentela ricorre abbastanza da essere segnalata, mai abbastanza da pesare sul verdetto generale.
Il prezzo basso degli ultimi anni confonde i giudizi. Un flacone in saldo si giudica con indulgenza, e una parte dell’entusiasmo attuale deriva dal rapporto tra quanto costa la fragranza e quanto offre.
Ciò che resta aperto
Nessuno data i cambi di formula. Chi lo porta da tempo descrive uno scarto tra i flaconi del 2006 e quelli recenti, nessuna rilevazione dei lotti copre questo riferimento, e la casa non ne dice nulla.
L’edizione speciale del 2008 e le varianti successive aggiungono confusione. Una recensione indica di rado il flacone che ha in mano, e due lettori che si rispondono non parlano sempre della stessa fragranza.
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