
Lanciato nel 1948, L’Air du Temps è il profumo che ha fatto la fortuna della casa Nina Ricci. Francis Fabron vi lega il garofano e i chiodi di garofano a un bouquet di gardenia, gelsomino e rosa, su un fondo cipriato di iris, sandalo e muschio di quercia. Robert Ricci voleva un flacone portatore di pace: nel 1951 Marc Lalique gli dà le sue due colombe di cristallo. Riscritto nel corso dei decenni, resta uno dei floreali speziati più riconosciuti al mondo.
Una testa così breve che sfugge
L’apertura si riduce a due gesti: il bergamotto per la freschezza, le aldeidi per quell’alone saponoso che firma la profumeria del dopoguerra. È breve, ed è voluto: il profumo non indugia prima di entrare nel vivo.
Gli elenchi commerciali allungano volentieri questa testa con neroli, pesca o legno di rosa. Queste note risalgono sempre a un’unica fonte, ricopiata da un sito all’altro, e attendono ancora una conferma indipendente.
Il cuore, dove comanda il garofano
Il garofano è la firma, e non lavora da solo: i chiodi di garofano ne prolungano la sfaccettatura pepata. Questo accordo speziato posato su un bouquet floreale è ciò che la casa rivendica come una prima assoluta nella storia del profumo.
Intorno a lui, tre fiori reggono il volume. La gardenia porta un’opulenza cremosa e leggermente verde, il gelsomino la densità, la rosa la rotondità. Insieme formano un bouquet denso, che la critica descrive come decisamente bianco.
Questa rivendicazione di primato resta una dichiarazione del marchio, mai confermata da una storia del profumo indipendente. È plausibile alla luce della produzione del 1948, ma va citata come argomento, non come fatto.
Un fondo cipriato, e datato nel senso buono del termine
Il velo cipriato che fa la reputazione del profumo viene dall’iris e dalla violetta. È questa cipria, più dei fiori, che chi lo indossa riconosce dopo un’ora, e che divide quanto affeziona.
Sotto di essa, il sandalo e il legno di cedro portano il calore, il muschio di quercia una base verde e amara, i muschi bianchi e l’ambra la morbidezza sulla pelle. È una base di profumeria classica, divenuta rara.
Il salicilato di benzile occupa un posto di rilievo nella formula: è lui a dare quella texture setosa, quasi solare. Spesso presentato come una novità del 1948, il suo primato non è attestato da alcuna fonte verificabile.
Ciò che si sente oggi
Questa molecola figura ormai tra le sostanze la cui presenza deve essere dichiarata. Anche il muschio di quercia è soggetto a restrizioni. I classici costruiti su queste materie prime sono stati tutti riscritti, e questo non ha fatto eccezione.
Gli estimatori che hanno conosciuto le versioni antiche descrivono un garofano speziato più netto, una base verde più incisiva, laddove i flaconi recenti tendono al cipriato. Nessuna data di riformulazione è stata resa pubblica.
Ciò che dichiara l’etichetta
Sul sito di Nina Ricci l’Eau de Toilette dichiara ventuno voci. Dopo l’alcol, l’acqua e il Parfum, il salicilato di benzile apre la serie, davanti all’idrossicitronellale, all’alfa-isometil ionone, al linalolo, all’eugenolo, al benzoato di benzile e all’amilcinnamale.
Seguono il limonene, l’isoeugenolo, il citronellolo, il farnesolo, il geraniolo, l’esilcinnamale, il citrale, l’alcol benzilico, un agente chelante e due coloranti, giallo e rosso. Nessuno dei due allergeni vietati in Europa, lilial e lyral, ne fa parte.
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