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Eau de Rochas Pomelo Passion

Quarta tappa estiva di Eau de Rochas, Pomelo Passion pone il pompelmo al centro di un agrumato floreale muschiato firmato Nathalie Gracia-Cetto. L’arancia amara e il frutto della passione tendono l’apertura, la peonia, la rosa e il geranio arrotondano il cuore, i muschi e l’ambra chiudono una scia vicina alla pelle. La casa vi riporta, senza dichiararlo, una materia prima che la sua eau del 1970 aveva già nelle note di testa.

L’apertura non risparmia nulla. Il pompelmo arriva pieno, come scorza appena grattugiata, con quell’amarezza che distingue il pompelmo dagli agrumi più dolci, e occupa da solo il primo piano durante i primi minuti.

L’arancia amara lo accompagna senza contraddirlo: stessa scorza, stessa secchezza e soprattutto la funzione di impedire alle note di testa di virare al succo di frutta. Il frutto della passione gioca il ruolo opposto. Esotico, per natura un po’ solforoso, conferisce all’insieme una rotondità acidula che arrotonda l’attacco senza zuccherarlo. È l’unico frutto non agrumato che la collezione abbia messo in primo piano dal 2023.

Il cuore arriva presto. Peonia, rosa e geranio formano un bouquet rosa, in senso proprio e figurato: la peonia per l’acquoso e il petalo, la rosa per la persistenza, il geranio per il suo mordente verde e leggermente mentolato, che fa da raccordo con l’amarezza delle note di testa. È un cuore di collegamento più che di dimostrazione; non cerca di far dimenticare l’agrume, lo prolunga con altri mezzi.

Il fondo è breve e basso. Dei muschi, che la casa definisce rosa, e una nota ambrata stendono un velo caldo che resta vicino alla pelle. Non si abbandona il registro dell’eau fraîche: nulla qui cerca di creare una scia lunga.

Un dettaglio merita una pausa. Il fondo annunciato non si limita a dire ambra: nomina l’Ambrofix, che non è una materia prima ma un ingrediente brevettato di Givaudan. Dietro questo nome si trova l’ambroxide, la molecola che dagli anni Cinquanta serve a ricostruire l’odore dell’ambra grigia senza ricorrere al capodoglio. Givaudan la produce ormai per fermentazione della canna da zucchero, procedimento che ha sostituito l’estrazione dello sclareolo dalla salvia sclarea e che richiede cento volte meno terreni. Che un ingrediente brevettato di un fornitore venga citato nella comunicazione di una Eau de Toilette di larga diffusione è raro; il fatto che la profumiera sia proprio una profumiera di quel fornitore lo spiega in parte.

L’elenco regolamentare dice ciò che la piramide tace. Nomina tre oli di agrumi, arancia, bergamotto e limone, mentre né il bergamotto né il limone figurano tra le note annunciate: l’accordo agrumato di testa è più ampio del trio dichiarato. Riporta anche un olio di rosa e un olio di geranio, che mostrano come il cuore non poggi soltanto su ricostruzioni. L’alpha-isomethyl ionone spiega la piccola sfaccettatura cipriata del secondo tempo. Vi figurano due filtri solari, comuni nelle eau trasparenti destinate all’estate. Nessun colorante, invece: il rosa è nel vetro, non nella fragranza.

All’uso, i pareri convergono su un punto. Per una eau fraîche, la persistenza sorprende in positivo: diverse utilizzatrici la segnalano superiore a quanto ci si aspetta da un agrumato. È coerente con un fondo muschiato-ambrato incaricato di fissare un accordo di agrumi per natura volatile, funzione primaria dell’ambroxide in una formula di questo tipo.

Resta da collocarla nella sua stessa linea. Rispetto a Citron Soleil, più secca e più francamente acida, e a Néroli Azur, il cui fiore d’arancio creava una dolcezza solare, Pomelo Passion sceglie il fruttato. È l’unica della serie il cui cuore sia un bouquet di fiori rosa, mentre le tre precedenti lo ricavavano dal neroli, dal gelsomino o dalla magnolia. Rispetto all’Eau de Rochas del 1970, la parentela è di principio più che di forma: lo stesso modo di trattare la freschezza come una struttura, ma senza il fondo di muschio di quercia, vetiver e sandalo che dava all’originale la sua lunghezza.