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Drakkar Noir
Guy Laroche

Recensioni

Drakkar Noir

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Fougère aromatica lanciata nel 1982 da Guy Laroche, Drakkar Noir porta la firma di Pierre Wargnye e riprende il nome del Drakkar del 1972. La sua freschezza metallica deriva da un sovradosaggio di diidromircenolo di cui il mestiere parla ancora. Lavanda, rosmarino e bergamotto in apertura, patchouli, cuoio e muschio vegetale nel fondo, in un flacone nero laccato disegnato da Pierre Dinand. L’etichetta del flacone venduto oggi non riporta più lo stesso muschio vegetale.

Drakkar Noir è stato indossato da un’intera generazione, il che rende difficile distinguerne il giudizio dalla nostalgia. La fragranza del 1982 e quella di oggi non sono la stessa cosa, e molto di ciò che si legge al riguardo parla della prima credendo di parlare della seconda. Il flacone nero, invece, non è cambiato. Ecco ciò che regge, e ciò che non regge più.

Cosa dice la critica

Quarant’anni di diffusione massiccia confondono il giudizio. Gli adolescenti degli anni Ottanta sono diventati nonni, e la memoria olfattiva occupa qui un posto che pochi altri profumi impongono a chi li valuta.

Ciò che si sente

L’apertura schiocca: limone freddo, lavanda, rosmarino, su un letto di diidromircenolo che dà quell’impressione di camicia stirata. Il cuore si fa più intenso con coriandolo e ginepro, e il fondo tende verso il patchouli e il cuoio.

Ciò che divide

Ritornano due critiche. La freschezza saponosa appare datata a chi la associa agli anni Ottanta, mentre altri vi vedono proprio la sua firma. E il confronto con Cool Water raramente va a vantaggio del più anziano.

Il flacone di ieri e quello di oggi

I collezionisti distinguono nettamente le versioni vecchie dalla fragranza attuale, che giudicano più esile. L’etichetta dà loro un appoggio: il muschio d’albero ha preso il posto del muschio di quercia, e il marchio riconosce un accordo fruttato che prima non c’era.

Il disaccordo riguarda meno il fatto che la sua portata. Alcuni considerano la versione attuale una riuscita a pieno titolo, altri un’ombra. I due giudizi riguardano liquidi diversi, il che spiega in parte lo scarto.

A chi parla ancora

Drakkar Noir resta leggibile per chi cerca una fougère schietta, senza giri di parole né zucchero. Richiede di accettare un odore di pulito molto marcato, e una parte di citazione degli anni Ottanta che nulla cerca di mascherare.

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