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London pour Femme

London pour Femme è il floreale bianco che Burberry dedica alla sua città nel 2006. Dominique Ropion vi colloca la rosa e il caprifoglio in testa, un cuore di fiore di tiaré, gelsomino e peonia, un fondo di sandalo, muschio e patchouli. Rachel Weisz, fotografata da Mario Testino, ne fu il volto, e il flacone disegnato da Christopher Bailey e Fabien Baron porta una fodera di tartan che ne fa un accessorio della casa quanto una fragranza.

Un floreale bianco di larga diffusione che mantiene la promessa del bouquet e manca quella del suo nome: il caprifoglio e il gelsomino reggono la fragranza, Londra resta un argomento da etichetta. Elegante, molto leggibile, senza rischi, ed è anche il suo limite.

Cosa dice la critica

Il caprifoglio davanti alla rosa

Le note di testa annunciate mettono la rosa al primo posto. All’uso è il caprifoglio che si riconosce, nettare verde e mielato, e la rosa gli fa da sfondo zuccherino più che da soggetto.

Questo scarto è parte del piacere: il caprifoglio è poco usato in apertura, e il suo odore di fiore caldo colloca il bouquet lontano dal floreale fruttato standard di quegli anni.

L’effetto dura poco. Bastano una decina di minuti perché il gelsomino passi al primo posto, e la testa lascia dietro di sé solo un ricordo zuccherino. Chi compra per il caprifoglio compra per un quarto d’ora.

Un floreale bianco cremoso, non un floreale fresco

La casa classifica la fragranza tra i floreali freschi. All’uso è inesatto: il tiaré e il sandalo spingono il bouquet verso il cremoso, il lattiginoso, quasi il saponoso.

Questa texture è la vera firma della fragranza, e deriva da materie grasse più che da fiori recisi. Il frequente accostamento a un sapone da toeletta di buona fattura non è un rimprovero.

Ha un costo. Un floreale bianco cremoso si distingue a fatica dalle decine di floreali bianchi venduti nel reparto accanto, e la memoria trattiene la categoria prima del nome. Molte di coloro che lo indossano lo descrivono come il loro profumo di tutti i giorni, mai come il preferito.

Il tiaré promesso, il gelsomino restituito

Il tiaré è annunciato in tutti i documenti e resta difficile da isolare. Agisce come una texture, non come un fiore riconoscibile, e una recensione firmata lo rileva senza mezzi termini.

Il gelsomino, invece, occupa il centro del bouquet una volta svanita la testa. Netto, un po’ limonato, senza pesantezza animale, è il vero soggetto del flacone.

La peonia e la clementina, se davvero presente, agiscono in trasparenza. Sono materie prime di regolazione: schiariscono il bianco senza lasciarsi nominare separatamente. Nessuno le cita spontaneamente.

Londra, la promessa mancata

L’obiezione più costante di chi lo indossa si riassume in una frase: la fragranza non evoca Londra. Un bouquet bianco solare, cremoso, un po’ tropicale per il suo tiaré, non ha nulla del giardino umido venduto dalle immagini.

Lo scarto non è un difetto di fabbricazione. Deriva dalla commissione: celebrare una città grigia con un floreale che doveva piacere dai venti ai cinquant’anni, su quattro continenti. La città ha perso la partita.

Resta un ottimo floreale bianco di larga diffusione, limpido, ben costruito, senza pretese d’autore nonostante la firma di Ropion. Il nome sull’etichetta è l’unica cosa che non merita.