
London pour Femme è il floreale bianco che Burberry dedica alla sua città nel 2006. Dominique Ropion vi colloca la rosa e il caprifoglio in testa, un cuore di fiore di tiaré, gelsomino e peonia, un fondo di sandalo, muschio e patchouli. Rachel Weisz, fotografata da Mario Testino, ne fu il volto, e il flacone disegnato da Christopher Bailey e Fabien Baron porta una fodera di tartan che ne fa un accessorio della casa quanto una fragranza.
Dominique Ropion firma da solo London pour Femme. La cartella stampa del 2006 e la banca dati dei profumieri di Now Smell This riportano il suo nome senza coautori, mentre una lunga serie di pagine commerciali gli affianca Jean-Marc Chaillan.
La sua carriera passa per Roure Bertrand Dupont, Florasynth e Dragoco, prima di IFF, dove entra nel 2000. Il premio internazionale del profumo della Cosmetic Valley gli viene conferito due anni dopo London pour Femme.
La commissione era descrittiva: un floreale per una clientela femminile dai venti ai cinquant’anni, cosmopolita e moderna, e una capitale da mettere in flacone. Il risultato è un bouquet bianco più solare che nebbioso.
Due fiori in apertura, e nessun agrume
Due fiori aprono il bouquet, senza il minimo agrume. La rosa è quella dei giardini inglesi, rotonda e un po’ zuccherina; il caprifoglio porta il suo odore di nettare, verde ai bordi, quasi mielato.
Il caprifoglio è il fiore più citato da chi lo indossa. È una scelta poco comune nella larga diffusione, dove questa materia prima serve di solito da accento all’interno di un bouquet e non da apertura.
Il mandarino, a lungo riportato negli elenchi ricopiati da un rivenditore all’altro, non figura né nella descrizione ufficiale del marchio né nella cartella stampa del 2006. Non fa parte della formula descritta dalla casa.
Tre fiori bianchi, e una clementina arrivata più tardi
Il fiore di tiaré, il gelsomino e la peonia formano il corpo del bouquet. Il tiaré è una gardenia di Tahiti macerata nell’olio di copra, materia prima cremosa e lattiginosa, floreale e grassa insieme.
Il gelsomino è netto e luminoso, senza la pesantezza animale degli estratti più concentrati. La peonia, che non esiste come materia prima estraibile, è una ricostruzione costruita su materiali rosati e acquosi.
Una recensione firmata descrive un gelsomino che prende il sopravvento sulla rosa dopo una decina di minuti, e un tiaré difficile da isolare nella massa floreale.
La clementina è il punto in cui i documenti della casa divergono. La descrizione ufficiale oggi la cita, come scorza, nel cuore; la cartella stampa diffusa nel 2006 non nomina alcun agrume.
La discrepanza può dipendere da una riscrittura dell’argomentario commerciale, da una riformulazione della fragranza, o da entrambe. Nessun documento lo chiarisce, e la nota viene mantenuta dichiarando la discrepanza anziché nasconderla.
Un fondo di tre materie prime che il marchio definisce solari
Il fondo è breve e leggibile: tre materie prime, nessuna sorpresa. Il sandalo è cremoso e lattiginoso, il patchouli terroso e leggermente canforato, il muschio di una pulizia cipriata, più saponosa che carnale.
La cartella stampa del 2006 parla di un velo di muschio, formula che esprime bene il ruolo atteso della materia prima: un legame tra i fiori e il legno, più che un carattere autonomo.
La descrizione ufficiale definisce solari queste tre note, termine inatteso per un patchouli terroso. Esprime soprattutto l’intenzione della casa: un fondo caldo, mai cupo, mai notturno.
La menzione dei muschi bianchi, a lungo riportata negli elenchi ricopiati, non compare in alcun documento della casa, che scrive muschio senza aggettivi. La parola conta, perché i muschi bianchi designano una precisa famiglia di molecole di sintesi.
Floreale fresco o floreale orientale: il marchio scrive entrambi
La descrizione ufficiale colloca la fragranza tra i floreali freschi; l’argomentario diffuso ai rivenditori parla di un floreale orientale. Entrambe le formulazioni vengono dal marchio, e la discrepanza tra loro è il punto.
Il patchouli e il legno spingono verso la seconda classificazione, la dominante floreale bianca verso la prima. Un bouquet solare posato su un fondo terroso ammette entrambe le letture senza che nessuna sia sbagliata.
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