
Fougère aromatica del 1978, Azzaro pour Homme si apre su un accordo di lavanda e anice di una nitidezza tagliente, che il basilico e la salvia sclarea spingono verso l’erbaceo. Il cardamomo e il carvi speziano questa apertura; il patchouli, il sandalo e il vetiver conducono a un fondo di muschio di quercia, cuoio e fava tonka. Luca Turin lo considera il più compiuto degli aromatici. Rimase per venticinque anni in testa alle vendite francesi.
Una lavanda anisata, tenuta allo scoperto
L’apertura poggia su due materie prime che non si nascondono: la lavanda e l’anice. Il limone, il bergamotto e il petitgrain le illuminano senza addolcirle, e l’attacco è netto, privo del consueto velo agrumato dei maschili dell’epoca.
Il basilico e la salvia sclarea spingono questa apertura verso l’erbaceo. Nel 1978 questa crudezza aromatica sorprende: i maschili di allora preferivano una freschezza levigata, e l’amaro passava per un difetto da correggere.
Luca Turin riassume il tutto in due parole, lavanda anisata, e nella sua guida gli assegna cinque stelle. Le schede dei collezionisti parlano di un’amarezza quasi salubre, mai sgradevole finché non si esagera con la dose.
Un cuore speziato che vira verso i legni
Il cardamomo e il carvi prendono il testimone. Il carvi è la materia prima più inattesa della formula, ed è anche quella che le tre schede indipendenti riportano tutte, pur esitando sul suo livello.
Dietro, il patchouli, il sandalo, il legno di cedro e le bacche di ginepro ispessiscono la trama. È qui che il profumo lascia l’aromatico per il legnoso, ed è qui che nasce la sua fama di scia imponente.
Il vetiver figurava nel fondo nei dati di riferimento. Due schede indipendenti lo collocano al centro, e lo sviluppo del profumo dà loro ragione: arriva con le spezie, non dopo di esse. Ha quindi cambiato livello.
Un fondo di muschio di quercia e cuoio, e la questione del muschio
Il muschio di quercia, il cuoio, l’ambra, la fava tonka e il muschio chiudono la composizione. La trama animale descritta da chi lo indossa dipende dall’intero gruppo più che da una singola materia prima, e resta percepibile fino alla fine.
Nel 2000 un regolamento europeo sul muschio ha costretto la casa a riformulare il profumo. Il muschio di quercia, spesso indicato come vittima di questa revisione, figura al contrario in tutte le schede successive, senza eccezione.
Chi possiede flaconi d’epoca descrive versioni più ricche di muschio vegetale e più pesanti di quelle attuali. Nessuna analisi strumentale sostiene il confronto: si tratta di memorie olfattive, riportate come tali.
Ciò su cui le schede non concordano
L’iris figura in una sola fonte, il geranio e l’ambra grigia solo in un’altra. In mancanza di un secondo riscontro indipendente, tutte e tre restano escluse dall’elenco adottato, benché il repertorio di riferimento riporti le tre materie prime.
Il finocchio circola da tempo nelle descrizioni francesi. Nessuna scheda lo riporta: deriva da un’impressione all’assaggio olfattivo, in cui anice e finocchio si confondono spesso. Quanto ai muschi bianchi, le fonti non li definiscono mai bianchi.
La cifra di trecentoventi materie prime proviene dalla comunicazione della casa.
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