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MYSLF Eau de Toilette Intense
Yves Saint Laurent

Composizione

MYSLF Eau de Toilette Intense

Pubblicato

Quarto capitolo di MYSLF in quattro anni, questa Eau de Toilette chiamata Intense rovescia la logica della linea: scende di un gradino nella concentrazione pur promettendo una persistenza maggiore. Daniela Andrier, questa volta da sola, porta nel cuore l’accordo legnoso dell’Eau de Parfum e vi fa scivolare sotto una base di muschi bianchi. Il flacone si mette a nudo per la prima volta, trasparente su una fragranza grigia. Un esercizio di sottrazione, più abile che spettacolare.

La casa riassume il percorso in tre tempi: un bergamotto in scorza, un fiore d’arancio esaltato da legni scuri, muschi bianchi in chiusura. I rilevamenti specializzati aggiungono due nomi che l’argomentazione tace, l’Ambrofix e il patchouli, collocati entrambi nel cuore. Lo scarto tra queste due letture conta: sposta il baricentro del profumo dal fiore al legno e rende conto di ciò che il naso percepisce dopo venti minuti.

L’apertura gioca su un bergamotto ripulito dalla sua amarezza, più scorza che olio essenziale, con quella qualità minerale che l’argomentazione rivendica e che condividono diversi maschili recenti. Non si attarda. La sua funzione è creare un contrasto, una chiarezza immediata contro cui il resto andrà addensandosi. Su una concentrazione leggera, un attacco simile dovrebbe evaporare molto in fretta; qui resiste un po’ di più, primo indizio del lavoro svolto sulla persistenza.

Il fiore d’arancio fa da segno distintivo della gamma dal 2023, e l’arancio amaro vi è sfruttato in tutta la sua estensione. L’albero fornisce quattro materie prime ben diverse: il neroli, distillato a vapore dal fiore, l’assoluta ricavata dallo stesso fiore con solventi, il petitgrain che proviene da rametti e foglie, l’essenza spremuta dal frutto. Christophe Raynaud, uno dei tre firmatari del primo MYSLF, spiegava di aver chiamato in causa tutte queste sfaccettature per tenere insieme il freschissimo, il pulitissimo e il decisamente floreale.

Il patchouli costituisce il secondo pilastro, e la casa ne ha fatto una questione di filiera. L’Indonesia produce nove decimi del patchouli mondiale, ma la varietà scelta proviene da una zona di Bali le cui foglie sono ricche di patchoulolo, la molecola che porta l’odore. L’essenza che se ne ricava è più vellutata, meno canforata delle qualità correnti, ed è riservata al marchio con certificazione For Life. La pianta ebbe tuttavia una reputazione meno raffinata: sbarcata in Inghilterra nel 1844 tra le pieghe degli scialli di cashmere, divenne la firma dei cattivi ragazzi parigini.

Restano i legni scuri, sui quali l’argomentazione non aggiunge nulla. Il primo MYSLF, invece, nominava la sua materia prima: Ambrofix, un ambrato di sintesi il cui ruolo è garantire la durata. I rilevamenti indipendenti lo ricollocano anche in questa referenza, ma promosso al cuore. In assenza di conferma da parte della casa su questa specifica fragranza, il nome resta un’ipotesi solida più che un dato acquisito. Spiegherebbe bene, detto ciò, la densità che affiora sotto il fiore una volta dissolta la testa.

Il fondo regge da solo la promessa commerciale. I muschi bianchi sono molecole di sintesi poco volatili, scelte non per la loro brillantezza ma per la loro capacità di confondersi con l’odore del corpo. Non proiettano, persistono. La persistenza dichiarata spetta a loro, non al legno: le otto ore sono opera loro. La contropartita è netta: la scia resta discreta, e chi vuole farsi notare sbaglia flacone.

L’elenco regolamentare, che enumera soltanto le sostanze soggette a dichiarazione, completa il quadro senza contraddirlo. Vi figurano l’essenza di bergamotto, quella di limone, il patchouli per esteso e un materiale legnoso trasparente collocato molto in alto nell’ordine, traduzione chimica dei legni annunciati. Tre voci sorprendono di più: lavanda, geranio e cumarina, ossia l’ossatura classica di una fougère, assente da tutto il discorso. Il metil antranilato, marcatore del fiore d’arancio, chiarisce di passaggio l’impressione fruttata riferita da diversi nasi.

Quattro coloranti chiudono l’elenco – uno viola, uno rosso, uno giallo, uno blu – la cui miscela produce il grigio che si scorge attraverso il vetro; sono gli stessi del primo MYSLF, salvo le proporzioni. Il giudizio, invece, si divide nettamente. Alcuni considerano l’Intense il capitolo più luminoso della gamma, una freschezza pulita e senza ostentazione, pensata per le giornate calde e l’ufficio. Per altri non è che una ripetizione schiacciata tra le due sorelle maggiori, e gli rimproverano una pulizia da biancheria stirata che tutta la serie si porta dietro ma che qui raggiunge il culmine. Il disaccordo riguarda meno ciò che il profumo sa di essere che ciò che aggiunge.

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