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Green Tea Eau Parfumée

Green Tea (1999) è la trasposizione in profumo di un tè freddo al limone, firmata da Francis Kurkdjian prima che fondasse la propria casa. Limone, bergamotto, menta e rabarbaro aprono su un cuore di gelsomino e garofano; il tè verde, il muschio di quercia e le spezie chiudono la piramide. Un agrumato aromatico luminoso, di breve persistenza, diventato un classico della profumeria accessibile.

L’apertura è decisamente acidula. Limone e bergamotto arrivano insieme, tagliati da una menta che punge senza rinfrescare, e l’arancia arrotonda il tutto con una dolcezza di scorza. Il rabarbaro svolge il lavoro più interessante: porta un’acidità verde, quasi terrosa, che non è né quella di un agrume né quella di una foglia.

Il cuore è più discreto di quanto ci si aspetti. Il gelsomino si insedia senza mai diventare floreale in senso pieno, tenuto a freno da un finocchio anisato e da un garofano pepato che gli impediscono di sbocciare. Il muschio di quercia compare già, dando a questo cuore un fondo secco, quasi amaro, che esclude ogni mollezza.

Il tè verde arriva davvero solo alla fine del percorso, ed è più vegetale che da infuso: un’amarezza fogliosa, senza latte né zucchero, sostenuta da muschi puliti. Intorno a lui, un trio inatteso, semi di sedano, carvi e chiodi di garofano, posa una punta speziata e quasi salata che tiene il tutto lontano dal sapone. È la firma discreta del profumo, quella che si nota solo alla terza volta.

La costruzione è più sapiente di quanto il risultato lasci credere: una quindicina di materie prime per un’impressione di semplicità. È questo il colpo da maestro, e probabilmente ciò che spiega la longevità commerciale del flacone. La persistenza, invece, resta breve, due o tre ore sulla pelle, ed è il prezzo dichiarato di questa trasparenza.